Il figlio del cimitero, Neil Gaiman

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Il figlio del cimitero

Quello dipinto da Gaiman in questo romanzo per ragazzi è un mondo surreale, eppure talmente vero da indurre il lettore a credere nella sua esistenza. L’autore rappresenta con abilità e poesia l’altra faccia della medaglia: il mondo dei morti in contrapposizione a quello dei vivi. Il risultato è un meraviglioso inno alla vita, che permette di lanciare uno sguardo diverso all’aldilà, senza limitarsi all’idea dei defunti che si aggirano tra i vivi come figure evanescenti, soprattutto senza cadere nella trappola del binomio Paradiso/Inferno.

Un libro davvero ben scritto, scorrevole, poetico, capace di trattare in maniera delicata un tema difficile, ovvero la morte, senza scadere in luoghi comuni e senza dare l’impressione di voler offrire una visione univoca e troppo fiabesca. Il tono di Gaiman è sempre rispettoso nei confronti di un mondo che tutto sommato si presenta come parallelo al nostro, così vicino eppure terribilmente lontano.

Tutto ha inizio con un orribile omicidio: un uomo misterioso s’introduce in una casa e uccide due genitori e la loro figlioletta. Il secondogenito, un bimbo di circa un anno, miracolosamente riesce a fuggire e trova rifugio in un cimitero, dove viene adottato da una coppia di anime che in vita avrebbero tanto voluto avere un figlio. Al piccino, che viene ribattezzato Nobody (ovvero Nessuno), viene concessa la cittadinanza onoraria del cimitero. Il suo tutore, Silas, un misterioso personaggio dalle indecifrabili origini, si assume il compito di occuparsi di lui e provvedere alle sue necessità di essere vivente, giacché è l’unico in grado di uscire dai cancelli del cimitero.

Bod, così tutti chiamano il bambino, cresce imparando molto dai defunti, e viene iniziato a pratiche “magiche” quali ad esempio lo Svanimento, che dovrebbe permettergli di passare inosservato, aspetto fondamentale se si considera che l’uomo che voleva ucciderlo lo sta ancora cercando.
Il richiamo della Vita è però molto forte, e crescendo Bod dovrà confrontarsi con un dilemma che prima o poi si fa strada in ogni adolescente: la voglia di scoprire il mondo contro il desiderio di non staccarsi da ciò che si ama e si conosce.

Devo ammettere che la fine di questo romanzo mi ha molto commossa: lo scrittore è riuscito a rendere con insuperabile dolcezza e con la giusta fermezza quel momento dolceamaro in cui, tra mille tentennamenti e non senza un briciolo di dolore, i genitori allargano le braccia e lasciano la loro creatura libera di andare per la sua strada, di trovare il proprio posto nel mondo, pur sapendo che il percorso non sarà solo gioia e piacere, ma anche dolore e sofferenza.

Una lettura accattivante, senza dubbio, ricca di una sottile ironia. Vero è che ci sono molti aspetti che non vengono chiariti del tutto, altrimenti detto manca un momento in cui “tutti i nodi vengono al pettine” e si svelano tutti i misteri, però in fondo va bene così, forse non è  necessario capire tutto. Si ha quasi l’impressione che Gaiman avesse molto di più in mente, e che abbia volutamente lasciato trapelare solo alcune cose, lasciandoci apposta non pienamente soddisfatti. Licenza artistica! Data la qualità dell’opera, gliela possiamo anche concedere! 😉

Un libro ideale per ragazzi dai 12 anni in su, e per qualche adulto desideroso di confrontarsi con un mondo nuovo… nonché per gli appassionati di Neil Gaiman, già autore di libri di successo come “Coraline” e “Stardust”. Alla pari di questi due libri, “Il figlio del cimitero” sarà presto trasposto in un film. Non ci resta che aspettare e verificare se la pellicola renderà giustizia al lavoro originale.

Buona lettura!

Antonella Arietano

Neil Gaiman, “Il figlio del cimitero”, Mondadori, 2009