1a giornata nazionale contro l’editoria a pagamento

Pagare per essere pubblicati? Meglio di no!

Pagare per essere pubblicati? Meglio di no!

Sono venuta a conoscenza di questa iniziativa, e mi sono detta che Libri e Sorrisi doveva in qualche modo partecipare, ma anzitutto vorrei fare una piccola precisazione…

Non mi schiero contro gli editori che fanno pagare gli scrittori, perché di fatto questo è legale e loro non commettono nessun illecito proponendo un contratto di pubblicazione con contributo; mi preme però essere utile ai miei “colleghi” emergenti per evitare loro brutte sorprese, per supportarli nella decisione finale (pagare sì o no), che in fin dei conti spetta ad ogni singolo individuo. Voglio quindi schierarmi al fianco degli scrittori esordienti, anziché sprecare energie per lottare contro un sistema che non potrà mai venire sradicato.

Quindi mi rivolgo a te, appassionato scrittore, che hai la tua opera nel cassetto, o che magari ti ritrovi per le mani un contratto editoriale che richiede una tua partecipazione ai costi di stampa.

Per cominciare vorrei condividere con te un pensiero letto sul blog di Sandrone Dazieri, Nero.
Dazieri ritiene che il rischio editoriale dovrebbe essere interamente a carico della casa editrice perché, di fatto, lo scrittore si assume già i costi in termini di tempo; altrimenti detto, chi scrive dedica a quest’attività il proprio tempo libero, spesso poco, magari di notte. È questo il rischio a carico dell’autore, e non è poco. Quindi l’editore dovrebbe per lo meno accollarsi la parte economica dell’impresa, e se ci crede davvero, lo fa. Su questo sono assolutamente d’accordo.

Sono convinta che se il tuo libro merita troverà la propria strada, qualcuno se ne accorgerà.Ci vuole pazienza, certo, ma anche una buona dose di autocritica: leggi e rileggi il tuo romanzo, anche a distanza di mesi, e cerca di dimenticare di averlo scritto tu. Secondo questo nuovo punto di vista, come ti sembra? Lo compreresti? Lo consiglieresti? Recentemente sono riuscita a diventare molto più critica nei confronti dei miei scritti, e questo mi porta a lavorarci costantemente per migliorarli. Questo a mio parere è il punto di partenza corretto per crescere come scrittrice. Sii critico, va bene che “ogni scarrafone è bell ‘a mamma sua”, ma evita la trappola dell’autocelebrazione e tieni i piedi per terra.

Esistono poi alcuni aspetti più o meno nascosti dell’editoria a pagamento, che purtroppo in genere si manifestano a cose fatte, quando hai già pagato e ti ritrovi a dover promuovere e distribuire da solo il tuo libro. Anzitutto capita troppo spesso che l’editing dell’opera sia pressoché inesistente. Che cosa significa? Che il tuo romanzo viene pubblicato senza essere “ripulito” con l’aiuto di un professionista, l’editor. In secondo luogo, la maggior parte delle volte le promesse di distribuzione e promozione rimangono campate per aria, e ti garantisco che non è facile fare da soli, e che certo questo non ti consacrerà negli annali dei più grandi autori italiani, anche perché detto tra noi, sono convinta che le case editrici “grandi” non considerino di buon occhio i romanzi pubblicati a pagamento. Terzo, ma non meno importante, tu paghi le spese e non vedi un centesimo: spesso ti viene riconosciuta una piccola percentuale sui volumi venduti, ma molto difficilmente con quella potrai rientrare nelle spese.

Ci sarebbe molto altro di cui parlare al riguardo, ma preferisco fermarmi qui, almeno per il momento. Per ulteriori delucidazioni e spunti di riflessione ti invito a dare un’occhiata al sito A Writer’s Dream, promotore tra l’altro dell’iniziativa “1a giornata nazionale contro l’editoria a pagamento”.

In ogni caso, non demordere! Scrivi, scrivi e soprattutto… riscrivi!

Con un sorriso

Antonella Arietano