Al tempo in cui scriveva Jane Austen…

Jane Austen

Jane Austen

In questi giorni in cui mi sto dedicando molto alle risorse tecnologiche, facendo largo uso dei social network per far arrivare i miei scritti ovunque sia possibile, aspettando di avere tra le mani un iPad per vedere com’è fatto, proprio in questi giorni mi è venuta in mente la mia scrittrice preferita, Jane Austen. Un’autrice che purtroppo non ha avuto il tempo per realizzare molti romanzi, ma quelli che ci ha regalato hanno lasciato il segno. Intelligente, acuta, ironica, con uno spiccato spirito d’osservazione, doveva essere una donna estremamente interessante, che ai suoi tempi mise a disagio la società per quel suo modo un po’ irriverente di prendere in giro atteggiamenti e modi di fare, pensieri e costumi.

Pensavo a Jane Austen e a quanto faticoso doveva essere a quei tempi l’arte di scrivere. Mi pare di vederla Jane, china sul suo foglio di carta, la penna d’oca in mano, le dita macchiate d’inchiostro. Una volta calata la sera bisognava illuminare il proprio scritto con la lampada, non proprio una passeggiata per gli occhi. E che dire degli errori? Una sola parola, una frase o un intero capitolo, non si poteva semplicemente cancellare con un colpo di tasto, come ho appena fatto io per aggiungere una “l” alla parola “cancellare”; bisognava riscrivere, TUTTO.

Una volta terminato il proprio manoscritto ogni scrittore passa alla fase di revisione, che per gli autori del passato voleva dire in buona sostanza riscrivere intere parti del proprio romanzo. Quante volte l’avrà fatto, Jane? E quanta pazienza per rimettere mano al proprio lavoro e trovare il coraggio di rielaborare passaggi, eventi, frasi. Dedizione, è questa la parola giusta. Pensare che a volte io mi spavento all’idea di riscrivere un capitolo che non mi convince!

Noi scrittori moderni troviamo stressante la ricerca di un editore, ma forse dovremmo pensare un po’ di più a quanto doveva essere complicato una volta, a cominciare dalla realizzazione delle copie da inviare in visione alle case editrici. Noi inseriamo una nuova cartuccia d’inchiostro nella stampante ed è fatta, ai tempi bisognava ricopiare manualmente ogni singola pagina, evitando nel limite del possibile macchie d’inchiostro ed errori di copiatura, mentre la mano dopo un po’ iniziava a dolere per lo sforzo.
Pensare che tanto lavoro poteva venir spazzato via in un istante, poiché era sempre possibile perdere un manoscritto. Oggi si tratta di un evento raro e in ogni caso evitabile con un minimo di attenzione alle dure leggi della tecnologia, che si possono riassumere in una semplice regola sempre valida,  “fai sempre una copia del tuo lavoro”, oppure nella massima “fidarsi è bene non fidarsi è meglio”, poiché l’esperienza mi ha insegnato che non esiste nulla di più capriccioso e incostante di un computer.

Jane era una scrittrice, una donna nubile, non aveva protezione e non aveva denaro, rappresentava quindi una minoranza per eccellenza. La sua determinazione a “vivere della sua penna” risulta in questo contesto ancora più lodevole, più coraggiosa, più anticonformista. Nonostante un ambiente sfavorevole sotto molti aspetti riuscì ad arrivare dove desiderava. Dovremmo ammirarla anche solo per questo.

Dicevo all’inizio di questo articolo che pensavo a lei, in questi giorni, persa tra i miei intrallazzi tecnologici e il dubbio amletico “meglio salvare su dispositivo USB o caricare su un server remoto?”, lottando nel frattempo contro un virus sconosciuto che ha attaccato il mio sito in maniera imprevedibile. Pensavo a Jane Austen, alla sua abnegazione, alla sua fatica, alla sua determinazione a ritagliarsi uno spazio nel mondo. Mi sono sentita molto fortunata ad essere una scrittrice oggi, nel 2010, senza dovermi preoccupare delle macchie d’inchiostro, dei crampi alla mano, della ricopiatura. Viste sotto questa nuova luce tante piccole difficoltà perdono di significato. Grazie al mio blog posso avere dei lettori ovunque, anche se ancora non ho pubblicato nulla. Se Jane vivesse oggi probabilmente si divertirebbe un mondo a tracciare il ritratto della nostra società, così come fece all’epoca: pungente, ironica, sottile. Senza mai perdere di vista  i valori e le virtù, che esistono ancora. E lei certamente saprebbe vederli.

Antonella Arietano

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4 Responses to “ Al tempo in cui scriveva Jane Austen… ”

  1. Giulia says:

    Il fatto che io non l’abbia letta fa di me una nullità.
    lo so.
    spero di rimediare immediatamente

  2. Jane Austen è stata una nuova scoperta per me. Ho letto quest’inverno orgoglio e pregiudizio e qualche giorno fa ho visto il film in tv. Mi sono innamorata di tutti i personaggi e del modo di scrivere di quest’autrice così semplice e ironica (e tanto altro) e così ho comprato “ragione e sentimento”. Non vedo l’ora di iniziarlo.

    bellissimo blog, complimenti.

  3. Antonella says:

    No, non dire così! Non sei una nullità, ma ti si presenta l’occasione di conoscere un’autrice eccezionale, con una grande personalità, che ti permetterà di entrare in contatto con uno spaccato di vita vera dell’epoca. La Austen sa descrivere pregi e difetti in maniera molto colorita e ironica, rendendo il tutto incredibilmente attuale. Fammi poi sapere se ti capiterà di leggere qualcosa di questa grande scrittrice! 😉

  4. Antonella says:

    Ho subito amato “Ragione e sentimento”, davvero bellissimo! “Orgoglio e pregiudizio” invece ho dovuto leggerlo una seconda volta per innamorarmene, anche perché la prima lettura era stata fatta su un’edizione vecchiotta, ed Elizabeth si chiamava “Bettina”! Argh!

    Sono contenta che il blog ti piaccia! 😉

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