Stelle di Provenza, Simonetta Greggio

Stelle di Provenza

Stelle di Provenza

Ho acquistato questo libro perché  in esso ho ritrovato due tematiche a me care: la Provenza e le storie ambientate “in cucina”.  La cosa buffa è che pur essendo incredibilmente attratta dalla Provenza non sono ancora riucita a visitarla, e pur avendo un padre che è un ottimo chef di cucina non sono una cuoca provetta o particolarmente entusiasta (diciamo che preferisco mangiare 😉 )! “Stelle di Provenza” dunque ha catturato la mia attenzione in un secondo.

Mi sono accostata alla lettura piena di aspettativa. Il libro è piuttosto “snello” (solo 112 pagine), e il linguaggio è semplice e scorrevole. Lo stile è davvero particolare: mi ha dato quasi l’impressione di leggere una trama più che un romanzo fatto e finito, è come se l’autrice lanciasse gli spunti, le vicende senza svilupparle davvero. Non voglio dire che sia un difetto, probabilmente questa tecnica contribuisce a rendere unica l’opera, solo che personalmente preferisco leggere opere più… come dire… “corpose”.

Uno dei motivi per cui non ho esitato un secondo prima di comprare “Stelle di Provenza” è stata la voglia di ritrovare tra le pagine i tratti caratteristici di questa splendida regione della Francia meridionale, che come ho già detto adoro pur non conoscendola se non a livello “cartaceo”. Avendo già letto “Un’ottima annata” e “Provenza dalla A alla Z” di Peter Mayle avevo forse delle aspettative troppo alte: Mayle riesce a trasmettere in maniera a dir poco magica il fascino dei luoghi di cui scrive. Non ho ritrovato la stessa magia in quest’opera: gli spunti ci sono, gli accenni, gli spaccati di vita quotidiana,… io però mi aspettavo qualcosa di più.

Anche il modo in cui viene trattata la cucina mi lascia non proprio soddisfatta: non sempre ho trovato un nesso tra le vicende narrate e le ricette proposte. Indubbiamente la logica c’è: il protagonista del romanzo, Gaspard, cerca di risvegliare l’amore per il cibo nella giovane Stella, incontrata in Provenza mentre si trova immerso nella nuova avventura di mantenere in piedi un vecchio bar sperduto nella campagna. Il sentimento sboccia tra i due in maniera fulminea, accompagnato dai sapori e dai profumi che escono dalla piccola e mal fornita cucina di Gaspard. L’idea certamente è accattivante, l’ambientazione pure… ma il tutto non è stato sufficiente a farmi innamorare. Peccato.

Se mi passate la metafora, questo romanzo per me è stato più un antipasto piuttosto che un arrosto con patate profumato al rosmarino. E’ certamente ben scritto, lo stile è pulito, ricco di spunti di riflessione, di belle immagini, ma a me non è bastato.

Alla fine del romanzo viene proposto un quaderno di ricette illustrato da Manuel Laguens: non male, l’idea è originale. Vengono ripresi i piatti cucinati da Gaspard nel corso dell’opera; un’idea simpatica, più estetica che pratica, vale la pena precisarlo.

In conclusione posso dire che non ho amato in modo particolare “Stelle di Provenza”, ma sono comunque contenta di averlo letto per l’originalità dell’esposizione.

Simonetta Greggio, “Stelle di Provenza”, Corbaccio, 2009

Antonella Arietano

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