The woman in black, Susan Hill

The woman in black

The woman in black

Premetto che ho visto il film tratto da questo libro prima di dedicarmi al romanzo, e credo che questo abbia in qualche modo inficiato la mia impressione. “The woman in black” è una ghost sory inquietante, che gioca più su sensazioni ed emozioni piuttosto che su violenza e immagini grottesche. A fare paura insomma è l’idea dell’ignoto, lo scontrarsi con ciò che si credeva inverosimile e che si rivela invece reale. È una paura che nasce da dentro.

Arthur Kipps è un giovane avvocato londinese, inviato dal suo superiore a Crythin Gifford, un villaggio sperduto a nord dell’Inghilterra, per presenziare al funerale di una cliente di vecchia data dello studio legale, Alice Drablow, e cercare nella casa di quest’ultima ogni documento utile  per dirimere le questioni successorie.
Lusingato per aver ricevuto il suo primo incarico di responsabilità, Arthur parte per raggiungere Eel Marsh House, inquietante dimora della defunta, situata su una collinetta circondata dalla palude, raggiungibile solo percorrendo un sentiero che a tratti scompare, ricoperto dall’alta marea. Il giovane avvocato non sa a che cosa sta andando incontro, ma lo scoprirà presto; la donna in nero che dà il titolo al libro compare già durante il funerale di Alice Drablow, per poi ripresentarsi in modo assolutamente imprevedibile e inquietante.

Arthur deciderà di scoprire quale mistero avvolge Eel Marsh House, nonostante tutti gli abitanti del villaggio siano assolutamente restii a parlarne.  

Un bel romanzo, senza dubbio. La narrazione è riuscitissima, le descrizioni dei luoghi  talmente vivide da renderli reali, così come le emozioni vissute e raccontate in prima persona da Arthur Kipps. L’unico neo, che ho potuto riscontrare perché, come anticipato, ho visto il film prima di leggere il libro, è che il film fa molto più paura. Forse se avessi fatto il contrario avrei sentito meno la differenza. Oltre a questo, la sceneggiatura realizzata per la pellicola contiene molte aggiunte e modifiche che rendono la trama un po’ più intensa.

Intendiamoci, la storia è comunque “da brivido”, ben concepita e permeata da una buona dose di suspence, per cui una volta iniziato a leggere diventa difficile smettere. L’immedesimazione nel protagonista è immediata, la pelle d’oca assicurata, e la domanda “perché diavolo è rimasto in quella casa?” è d’obbligo! Non voglio svelare troppo per non rovinare la lettura, ma vorrei aggiungere una nota personale sulla scelta del racconto in prima persona: se da un lato favorisce, appunto, l’identificazione da parte del lettore, dall’altra chiarisce a priori che al termine della vicenda Kipps sarà ancora in vita. Inizialmente questo aspetto mi ha un po’ disturbata, anche se poi ho potuto apprezzare la scelta stilistica.

Un libro consigliatissimo agli amanti delle ghost stories, anche ai meno accaniti.

Antonella Arietano

Susan Hill, The woman in black (La donna in nero), Polillo Editore, collana Obladì Obladà, 2001