Il tempo che vorrei, Fabio Volo

il_tempo_che_vorreiNon avevo ancora letto nulla di Fabio Volo, ed ecco che mi viene prestato questo romanzo, “Il tempo che vorrei”. Per certi versi mi è piaciuto, mentre per altri non posso proprio dire di averlo apprezzato. Ma andiamo con ordine…

La storia è quella di un ragazzo come tanti, Lorenzo, nato e cresciuto in una famiglia al limite della povertà, con un padre che si fa in quattro per tenere la testa fuori dall’acqua e una madre capace di mandare avanti la famiglia barcamenandosi come possibile. Lorenzo però, dopo un’adolescenza sofferta per le tante privazioni, riesce a trovare la sua strada, raggiungendo un certo successo come pubblicitario. Lungi dal sentirsi appagato e felice non può fare a meno di sentirsi in colpa, perché quel suo successo sembra quasi uno schiaffo in faccia a suo padre, che per tutta la vita non ha fatto che lavorare duramente senza ottenere nulla di ciò che sognava per sé e per i suoi cari. A queste difficoltà esistenziali si collega anche una totale incapacità di amare, che finirà per mettere irrimediabilmente in crisi il suo rapporto con Lei.
Il libro è l’autobiografia di Lorenzo, che ci racconta la sua vita in due tempi distinti, alternando i capitoli: da una parte narra la sua infanzia e la sua crescita, dall’altra si sofferma sul suo rapporto con la donna che troppo tardi ha scoperto di amare. Lorenzo desidera recuperare due rapporti, quello con il padre e quello con Lei, e scopre di non avere molto tempo per farlo: suo padre potrebbe essere gravemente malato, Lei sta per sposarsi. Quello che gli servirebbe è tempo. Tempo per tutto ciò che resta da dire e da fare.

I primi capitoli mi sono piaciuti subito, lo stile di Volo è piacevole, pulito, mi piace come usa le metafore e come riesce a descrivere la realtà ricorrendo a piccoli particolari. Il punto è che dopo metà libro non mi sembrava di progredire granché nella storia: rimaneva interessante la parte dedicata al suo percorso di crescita, mentre quella relativa alla storia d’amore risultava fin troppo ripetitiva. Insomma, alla fine l’avevo capito che non era stato capace di amare e quindi aveva perso la sua donna, non c’era più bisogno di ripeterlo in tutte le salse!
A tratti lo stile molto dialogato mi faceva pensare ad una sceneggiatura più che ad un romanzo, ma tutto sommato non si trattava di un’impressione particolarmente spiacevole. Devo dire però che proprio quelle metafore che tanto mi erano piaciute all’inizio dopo un centinaio di pagine mi parevano quasi troppe e troppo scontate.

Il finale mi è sembrato davvero prevedibile, era ovvio che si arrivasse a quello che è poi stato l’epilogo, che non svelo per non fare da spoiler. Insomma, diversamente non poteva proprio andare, si rischiava il troppo miele o il troppo amaro. Una volta di più, è l’aurea via di mezzo a prevalere. Personalmente trovo che il libro sia finito nel modo giusto.

In conclusione devo dire che “Il tempo che vorrei” è certamente un libro ben scritto; la storia non è particolarmente originale, ma è molto sentita dall’autore, che riesce a renderla vera.
Non sono tentata di leggere altri libri di Fabio Volo, almeno per il momento. Per ora basta così.

Ti invito a scoprirlo, però: è un buon autore italiano, molti lettori l’adorano, io potrei benissimo rientrare in una minoranza. E se per caso dovessi giungere ad una conclusione diversa dalla mia, scrivi un commento! 😉

Antonella Arietano

Fabio Volo, Il tempo che vorrei, Mondadori, 2009

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